Gli Elimi, popolo discendente dai Troiani, si stabilirono sulle spiagge del fiume Crimiso (l'odierno San Bartolomeo) avendo ottenuto dai Sicani parte del loro territorio. Le doriche colonne del tempio di Segesta, che sfidano ancora il tempo, insieme al teatro antico, sono testimoni muti di quella civiltà millenaria su cui affondano le radici storiche della città di Castellammare del Golfo.
In perenne contrasto con i Greci della vicina Selinunte l'importante centro Elimo orbitò sempre intorno alla potenza Cartaginese che fece dell' "emporio Segestano" una delle più importanti stazioni fortificate del bacino Settentrionale della Sicilia. Tramontato nell'Isola l'astro Greco, la potenza Cartaginese dovette, quindi misurarsi con altri e ben più accaniti nemici: i Romani. Le guerre Puniche, infatti, furono l'ultimo atto della vicenda Cartaginese e, quindi, anche di Segesta ma non dell'antico emporio. I vincitori infatti comprendendone appieno l'importanza, lo ripopolarono, conservandone e potenziandone le caratteristiche militari.
Con lo sbarco degli Arabi in Sicilia Segesta fu distrutta ma potenziarono l'Emporio che chiamarono al-Madarig, "delle scale", per via delle scalinate di accesso al mare, ancora oggi esistenti, e la resero inespugnabile con la costruzione del fortilizio, divenendo polo di grande importanza commerciale, con l'insediamento della tonnara e del caricatore. Della successiva epoca Normanna e Sveva, tra il 1071 ed il 1282 è dovuto l'ulteriore fortificazione di al-Madarig che con la costruzione del castello a mare, prese a chiamarsi Castrum ad Mare du Gulfo. Castellammare insorse nel 1282 durante i Vespri Siciliani, per scrollarsi dal giogo Angioino e passò sotto la signoria degli Aragonesi.
Si deve agli Aragonesi la definitiva sistemazione dell'attuale fortificazione. Per il tradimento del Castellano Raimondo Bianco la città passò nuovamente sotto il dominio Angioino ma nel 1316 Federico II° d'Aragona la riconquistò. Castellammare conobbe la "mala signoria" dei Vicerè Spagnoli e la cittadina fù terra baronale passando da una nobile famiglia all'altra da Federico d'Antiochia a Raimondo Peralta Fernandez, ai Luna, Ventimiglia, Naselli ecc..
Importante il contributo che la città dette durante l'epopea Garibaldina in funzione antiborbonica con i suoi "Don Pasquini" intellettuali liberali in stretto contatto con Pasquale Calvi. Nel capodanno del 1862 scoppia la famosa rivolta dei "Cutrara" da parte delle classi meno abbienti insofferenti alla leva militare. I rivoltosi al grido: "abbasso la leva, abbasso i cappeddi" inalberaroro, in piena monarchia una bandiera rossa bruciando il municipio e facendo molte vittime. L'ulteriore sviluppo è infine da ascriversi al periodo che va dal seicento sino all'ottocento. Oggi Castellammare pur avendo esaurito il suo ruolo storico, è un importante centro commerciale e nel suo porto vi è un notevole traffico di esportazione di prodotti agricoli. Grazie poi ad un patrimonio di valore inestimabile, costituito dalla straordinaria bellezza naturalistica delle sue coste e del suo immediato entroterra Castellammare si è giustamente proposta come importante polo di attrazione turistica che molto può offrire al visitatore.